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LUNEDI' 10 FEBBRAIO 2020 - GIORNO DEL RICORDO

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Lunedì 10 febbraio 2020 la classe 4ASA del Liceo Chini-Michelangelo di Forte dei Marmi accompagnata dalle docenti Marta Signorini e Francesca Giannini hanno presenziato alla cerimonia di commemorazione del Giorno del Ricordo, organizzata dall’Amministrazione comunale. Alle ore 10.00 presso il monumento presente in Piazza Martiri delle Foibe in Via dell’Acqua, la memoria delle vittime dei massacri delle foibe e dell’esodo degli istriani, dei fiumani e dei dalmati italiani dalle loro terre durante la seconda guerra mondiale e nell’immediato secondo dopoguerra (1943-1945), e della più complessa vicenda del confine orientale, è stata onorata con la lettura di alcuni significativi brani. La commemorazione del Giorno del Ricordo è proseguita nel pomeriggio, alle ore 17.30 presso Villa Bertelli, dove gli alunni e le alunne del triennio con le docenti Marta Signorini e Roberta Lari hanno potuto ascoltare l’introduzione storica del Professor Stefano Bucciarelli dell’ISREC di Lucca e assistere alla proiezione del filmato “Gli esuli istriani, fiumani e dalmati a Lucca”. 

Riportiamo di seguito i testi citati durante la commemorazione del mattino:

  • Il primo anno in cui si celebrò il Giorno del ricordo fu il 2005. In quell'occasione l'allora presidente Carlo Azeglio Ciampi emise una semplice dichiarazione, con la quale espresse la propria soddisfazione per l'istituzione della solennità. Rivolgendo il proprio pensiero «a coloro che perirono in condizioni atroci nelle Foibe [...] alle sofferenze di quanti si videro costretti ad abbandonare per sempre le loro case in Istria e in Dalmazia», Ciampi sostenne che «Questi drammatici avvenimenti formano parte integrante della nostra vicenda nazionale; devono essere radicati nella nostra memoria; ricordati e spiegati alle nuove generazioni. Tanta efferatezza fu la tragica conseguenza delle ideologie nazionalistiche e razziste propagate dai regimi dittatoriali responsabili del secondo conflitto mondiale e dei drammi che ne seguirono». [Giulia Stagi 4°ASA]
  • Per le celebrazioni del 2016, il presidente Mattarella, in visita ufficiale negli Stati Uniti d'America, rilasciò un breve messaggio, al termine del quale osservò che «La storia e la memoria comune possono fornire un grande aiuto per guardare al futuro e per scacciare dal destino dei nostri figli ogni pulizia etnica e ogni odio razziale». [Vittorio mancini 4°ASA]
  • Pochi giorni fa ci siamo riuniti per ricordare la tragedia che è stata la seconda guerra mondiale. Abbiamo letto ciò che i superstiti di tale strage hanno avuto la forza, grazie alle parole, di rendere indelebile, e abbiamo rivissuto attraverso esse la brutalità, almeno in parte, di ciò che sono stati il fascismo e il nazismo. I mostri sotto il letto che temevano i bambini, si sono rivelati i loro stessi genitori che sotto il mantello del silenzio, sono diventati invisibili agli occhi dell’umanità. Ma la storia non è mai unilaterale e studiarla scritta da un’ideologia sola è come stare su un’isola deserta, solo chi ha il coraggio di mettere in discussione se stesso e le proprie idee, scopre che oltre l’orizzonte ci sono altre isole e esplorandole tutte si può avere un’idea propria. Ma come mai l’altra faccia dell’inferno della seconda guerra mondiale, la conseguenza tanto sadica e tenebrosa quanto i campi di sterminio è rimasta nell’ombra? Le foibe sono un esempio eclatante di come l’uomo possa, sia essere fragile, abbandonandosi alla vendetta e gli istinti più primitivi, sia di come la storia venga strumentalizzata nel corso del tempo; ed è proprio questa strumentalizzazione (evidentemente fallimentare) che ha portato tale tragedia nel baratro di fonti affidabili quanto ‘il portale fascista’. Allora cosa ci rimane se pure la storia che ci raccontano pare non esser del tutto veritiera? La voce di chi la storia l’ha vissuta sulla sua pelle. Ecco la testimonianza di Graziano Udovisi: «Mi fecero marciare sulle sterpaglie a piedi nudi, legato con un fil di ferro ad un amico che dopo pochi passi svenne e così io, camminando, me lo trascinavo dietro. Poi una voce in slavo gridò: ‘Alt!’. Abbassai lo sguardo e la vidi: una fessura profonda nel terreno, come un enorme inghiottitoio. Allora fu chiaro: era l’ora di morire.» Sentire queste parole pronunciate da un milite della Milizia Territoriale fascista specializzata nella lotta ai partigiani , anziché dai sopravvissuti ebrei, credo che a molti, me compresa, crei un dissidio interiore che non facilmente si riesce ad ignorare, ma quello per cui siamo qui oggi, come dovremmo fare ogni giorno, è condannare ogni tipo di intolleranza, come quella nazista contro gli ebrei, di violenza, come quella dei partigiani jugoslavi contro i fascisti, o di discriminazione, come quella degli impauriti di oggi contro gli immigrati africani o cinesi. [scritto da Valentina Pierotti 3°A, letto da Marta Paoletti 4°ASA ]

 

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